Arte e cultura

Montefranco guarda dall'alto dei suoi 414 metri la Valle del Nera, tra olivi e boschi di pini,lecci e querce. L'antico borgo, una volta cinto di mura con torri di avvistamento, é oggi quasi completamente recuperato, mostrando la sua bellezza tra scorci panoramici unici e suggestivi. Del vecchio castello di Bufone restano Porta Franca e Porta Spoletina interamente recuperate e ristrutturate. Nacque intorno all'anno mille sul costone roccioso che guarda la valle del fiume Nera in una posizione fortificata che rappresentava una naturale difesa dalle orde saracene che in quel periodo infestavano la valle. Nel 1228 alcuni uomini di Arrone, per sottrarsi al dominio di Rinaldo, che scorrazzava in Val di Narca per conto di Federico II, uscirono da quel castello e passarono sotto il dominio di Spoleto sul colle di Bufone che fu loro concesso.
L'uscita di questi uomini causò vendette e litigi per il possesso dei beni da loro lasciati e il nuovo paese fu per gli arronesi una terra franca, essendosi resi liberi dal loro castello di origine. Di qui il nome di Montefranco. Il nuovo castello fu sempre saldo possesso del comune di Spoleto e nel 1258, rinnovando la sottomissione, ebbe in cambio capitolati molto favorevoli nei quali era prevista la cessione in perpetuo del Monte con ogni franchigia e libertà, oltre all'assicurazione della difesa da attacchi da parte di castelli ostili.
Nel 1264 Montefranco fu occupato da truppe germaniche e musulmane del ghibellino Percivalle Doria, subito ricacciate da truppe spoletine. Finita l'onda del ghibellinismo, Montefranco aderì alla confederazione dei castelli che, guidata dall'Abbazia di San Pietro in Valle, non rinnovarono la suddittanza a Spoleto. Nel 1338, dopo una lunga causa presso la curia del ducato, i castelli furono assolti e ottennero la concessione del “Mero et Mixto Imperio” ossia dell’esercizio di tutti i poteri politico, amministrativo, fiscale e militare.
Nel 1372 questi castelli ribelli furono di nuovo obbligati alla sudditanza di Spoleto e nel 1395 l'Abate di San Pietro in Valle occupò Montefranco. Accorsero gli spoletini e, sebbene privi di ogni capo, riuscirono ad allontanarne gli assalitori. Narrano le cronache che gli spoletini non erano più di 300 contro 1000 soldati del Savelli.
Il piccolo stuolo si raccolse su Monte Moro e si difese strenuamente, combattendo con grande coraggio. I morti furono numerosi da entrambe le parti finché la sera i due eserciti si ritirarono: gli spoletini in San Mamiliano e i ternani con il Savelli verso Terni devastando e bruciando tutto fino a Strettura.
Nel 1522 Montefranco partecipò alla nuova rivolta dei castelli della Valnerina contro Spoleto finché in seguito Papa Paolo V lo distaccò da Spoleto.
Fu Papa Urbano VII a riunirvelo nel 1627 facendo aprire nel 1639 la Consolare Flaminia verso Montefranco, la Valnerina, Scheggino, Gavelli e Monteleone attraverso la strada chiamata “Strada delle ferriere”, avvenimento ricordato in località Arma di Papa da un'edicola e una lapide recentemente trafugata.
Nel 1799 bande di insorti occuparono Montefranco che fu liberato da truppe spoletine dietro pagamento di una taglia di 700 scudi. Dopo la Restaurazione fu comune di secondo ordine retto da un governatore.
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